Nuovo blog di controinformazione e supporto ai/alle prigionierX

riceviamo e pubblichiamo:

Perchè questo sito. Il sito di croce nera anarchica non sta funzionando ed ho deciso di aprire questo sito di appoggio agli imputati  di scripta manent. Il nome del sito è : NEL BUIO CI GUIDANO LE STELLE. Il buio indica il potere del dominio e la repressione, le stelle sono le azioni dirette e tutte le lotte che, senza mediazioni, attaccano il dominio cercando di distruggerlo. Le stelle ci indicano che la via da seguire è quella di distruggere l’esistente per avere una speranza di futuro. Sono il solo responsabile e mi scuso per tutti gli errori che farò, debbo imparare. Pur prendendomi ogni responsabilità, spero ed ho bisogno della collaborazione di tutti i compagni\e.

Per prima cosa voglio ringraziare tutti\e i guerrieri\e della notte e i postini\e della rivoluzione, che da quasi un anno stanno vanificando le aspettative della repressione, mi farebbe piacere conoscervi ma non è possibile. Forza! Sorelle e fratelli,continuiamo gli attacchi con sempre più decisione e saggezza.per quanto mi riguarda sarò sempre al vostro fianco, a testa alta orgoglioso di voi e di essere anarchico.

lello, quello in carrozzina

indirizzo: nelbuio.altervista.org

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[Roma] Summerextravaganza 18 a Torre Maura Occupata

   Summerextravaganza il 18 !

        18° Festa Rivoltante

       Sabato 15 Luglio 2017

 Torre Maura Occupata & Amici di Borgata
 Al Pratone di Via dei Ruderi di Casa  Calda

dalle 17.00 …al tramonto

Io non Mattirò! (estratto della commedia “Va così”)
Un parco, una panchina , una bottiglia di vino incartata in un foglio di giornale e un uomo ubriaco, ma estremamente lucido e consapevole.

A seguire Concerti con…

Mind The Flow : Jam Undreground

Amphist : Death Crust  ( Campania)

Nofu : Hard Core  Punk

Lemurian : Special Summer Set

Sid Dig Digger : Garage Blues Punk (Napoli)

Serial Killer :  Surf Punk ( Civitavecchia)

DJ Migra (Metal Punk HC )

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[Roma] Comunicato di Lello Valitutti su misure repressive a Roma

Ieri a Roma sono stati notificati sette provvedimenti di fine indagine a sette compagnX. Tra i capi di imputazione spunta la classica associazione sovversiva. In attesa di ulteriori notizie, riceviamo e pubblichiamo questo comunicato di Lello Valitutti. Solidarietà attiva per i/le compagnX!!!!

 Sparagna!.. La nostra pazienza è finita.

Questo comunicato è scritto solo da me e ne sono il solo responsabile.

Sparagna ha accusato altri sette compagne e compagni.
Sparagna a settembre ha cercato di spaventarci ed invece ha ottenuto il moltiplicarsi delle azioni dirette.
Non sapendo fare altro, ha aumentato la repressione.
Sorelle, fratelli! Il cammino è chiaro. avanziamo a testa alta moltiplicando i nostri attacchi.
Ai vecchi compagni/compagne dico.. cosa aspettate a scendere in campo insieme alle nostre ragazze e ai nostri ragazzi? Avete coraggio, capacità ed esperienza. Forza! Togliamoci qualche soddisfazione!
Sparagna, infame verme nazista che usa i bimbi per ricattare i genitori, non si vergogna?.
I nostri papà, i nostri nonni partigiani ci hanno insegnato come combattere i nazisti e noi abbiamo imparato.
Sparagna lasci in pasce i nostri bimbi!.
Tutti insieme combattiamo per un giugno caldo, un luglio bollente, un agosto incandescente e così via…
È bello lottare con voi vi abbraccio tutte e tutti
LELLO QUELLO IN CARROZZINA

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Per un giugno pericoloso: chiamata per mobilitazione solidale con prigionier* anarchic*

 

Riceviamo e diffondiamo

Per un Giugno Pericoloso
Scritto a partire dalle riflessioni degli incontri ‘A testa alta’

    In questo sistema di dominio la repressione statale è parte fondamentale e una delle sue espressioni più infime; non ci sorprende che storicamente ad essere attaccati con più forza siano quelli che non si lasciano recuperare dal sistema di potere, ovvero le individualità anarchiche, rivoluzionarie e ribelli.

Queste ultime, alla repressione fisica, psicologica, morale, sociale ed economica portata avanti da tutte le componenti del potere democratico ed alla brutale violenza indiscriminata dei loro bracci armati e della magistratura, contrappongono l’azione diretta mirata contro i responsabili dell’oppressione, la distruzione creativa e liberatrice dei luoghi del dominio e il sabotaggio ai danni delle sue infrastrutture, per porre fine o quanto meno ostacolare le cause dello sfruttamento e dell’oppressione dell’essere umano sull’essere umano, sulla terra e sugli animali.
Nell’ottica della liberazione totale, assistere passivi alla riproduzione del dominio è essere complici, perciò c’è chi continua ad alzare la testa e ribellarsi.

In conseguenza a ciò il potere mette in atto le sue strategie repressive e continuano i processi e i procedimenti contro compagni in riferimento ad azioni, momenti di conflittualità e scritti; il prossimo mese si terrà l’udienza in cassazione della cosiddetta op. Shadow (1), in cui alcuni compagni ed una compagna sono accusati, tra le altre cose, di istigazione a delinquere per la pubblicazione della rivista KNO3.1

Questi procedimenti sono un’espressione della guerra che l’autorità porta avanti contro il connubio tra pensiero e azione che è il fondamento della pericolosità dell’anarchismo. Ogni operazione sbirresca, aldilà degli individui e delle lotte specifiche, mira a colpire i concetti cardine del pensiero e del metodo anti-autoritario come l’azione diretta, il rifiuto della delega e la solidarietà.

    A partire da queste riflessioni, negli incontri che si sono sviluppati a seguito dagli arresti dell’op. Scripta Manent,  anziché soffermarsi a discutere delle strategie repressive, si è sentita la necessità di non ridurre la solidarietà ad un sostegno tecnico a chi è in carcere, ma di allargare lo spettro delle nostre analisi.
In questo senso, ci si è confrontati su come la solidarietà sia un elemento fondamentale del nostro agire anarchico e dei rapporti di complicità volti alla distruzione del dominio; una solidarietà che vada quindi al di là degli attacchi della repressione, e sia in grado di non farsi soffocare dalle specificità dei percorsi di lotta, nel momento in cui ci si riconosce in una tensione comune di attacco. In particolare, la solidarietà attiva è uno strumento essenziale per rispondere alla violenza dello stato, per non ricevere passivamente i suoi colpi, per mantenere un carattere di attacco di fronte ad essi, così da non sviluppare atteggiamenti al ribasso e vittimistici, che è proprio ciò che la repressione si auspica. Ragionando in un’ottica offensiva, di conflittualità permanente ed internazionalista, al di là dei differenti percorsi di ognuno, si riduce il rischio dell’isolamento, invalidando uno degli obiettivi principali del nemico.

Esprimere solidarietà nei confronti di contesti e progetti specifici non significa doversi uniformare ai discorsi ed alle pratiche di chi viene colpito, e nemmeno inserirsi necessariamente nella scia di una lotta o di una pratica: riconoscendoci in un orizzonte comune, è possibile agire in solidarietà secondo la propria tensione individuale.

La creazione di rapporti di solidarietà, a livello locale come internazionale, è un obiettivo strategico, che dovremmo porci per cercare di far fronte al potenziamento dei mezzi e delle volontà repressive nei confronti delle individualità anarchiche, rivoluzionarie e ribelli.

Pensiamo sia necessario indirizzare le nostre proposte, progettualità ed obiettivi verso la distruzione di questo sistema, che struttura i rapporti sociali e di dominio appiattendo il dissenso attraverso il recupero e, quando non è possibile, eliminandolo attraverso la repressione.

    In questo senso, riconosciamo l’importanza della multiformità di tensioni e pratiche all’interno dell’anarchismo, proprio perché più differenze ci sono in un contesto, maggiore è la possibilità di non immobilizzarsi su posizioni prestabilite e dogmatiche, a condizione che ogni lotta e attacco specifico si inserisca nell’ottica più ampia della tensione alla sovversione.
Riconoscere il valore di questa diversità vuol dire anche porre le basi per contrastare ogni tendenza accentratrice ed egemonizzatrice nell’anarchismo.
Questo è possibile solo attraverso un atteggiamento di autocritica e critica costante tra i diversi approcci, che vada nella direzione di una crescita qualitativamente significativa, tanto dell’analisi di ciò che ci circonda, quanto delle diverse maniere possibili per organizzare la distruzione di ciò che ci opprime.

Rifiutando di catalogare e far catalogare le nostre diverse tensioni in aree identitarie, pensiamo che ogni attacco all’autorità interagisce all’interno dei meccanismi e rapporti sociali e contemporaneamente agisce contro la società stessa.

Da un punto di vista strategico una multiformità di pratiche è utile per alimentare la complessità di forme di organizzazione e di attacco, stimolando così la discussione su mezzi e fini all’interno delle diverse progettualità anarchiche d’azione. Capire come valorizzare questa multiformità, senza diluire i contenuti nell’ottica di un comune progetto di distruzione totale di questo sistema di dominio, è una necessità impellente.
È importante considerare le diverse proposte e progettualità non come antitetiche e statiche ma come strumenti, risorse e possibilità a disposizione degli anarchici e delle anarchiche, purché abbiano alcune caratteristiche che riteniamo fondamentali, quali la conflittualità permanente, l’attacco, l’indipendenza da strutture politiche istituzionali e/o organizzate gerarchicamente,  e l’informalità come strumento organizzativo.

    Parlando di conflittualità permanente intendiamo una tensione all’irrecuperabilità delle nostre pratiche e discorsi, il rifiuto di sottoporre il nostro agire a valutazioni opportunistiche. Con questo non si esclude la possibilità di sviluppare una strategia relativa alle modalità e agli obiettivi, ma questa non può essere la giustificazione dell’attendismo, né dell’annacquamento dei propri contenuti in un’ottica di allargamento quantitativo.
Ribadiamo da questo punto di vista il rifiuto di ogni intervento di collaborazione con il potere o che presti il fianco al recupero. Con quest’ultimo termine intendiamo la strategia del potere di inglobare le esperienze ed i comportamenti per esso potenzialmente pericolosi, reindirizzandoli ai suoi scopi.

Nelle democrazie il meccanismo del recupero è complementare al volto più duro della repressione ed ha il  fine di perpetuare questo sistema di sfruttamento e oppressione: il tentativo di inclusione e integrazione di alcune forme di rifiuto è volto ad aumentare la partecipazione al gioco politico, creando divisioni per poter più facilmente attaccare chi allo spettacolo della società non vuole partecipare.

L’azione anarchica diretta alla distruzione della società del dominio risponde sia alla pulsione che rifiuta l’autorità e quindi non media con essa, mirando ad abbatterla violentemente, sia ad una più ampia strategia che parta dalla consapevolezza che non si vivrà mai liberi creando isole all’interno di questa società di massa.
È quindi imprescindibile che una lotta, affinché non sia riformista, contempli come pratica l’attacco diretto.

In seguito all’op. Scripta Manent Alfredo, Nicola, Danilo, Valentina, Anna, Marco e Sandrone si trovano al momento nelle sezioni di alta sicurezza, sottoposti a limitazioni e censura della comunicazione con l’esterno.
Altri anarchici si trovano nelle carceri in Italia e nel mondo, altri ancora qui e altrove sono sottoposti a diverse misure restrittive, come arresti domiciliari e obblighi di dimora.

Lanciamo per il mese di Giugno una mobilitazione in solidarietà alle individualità anarchiche, rivoluzionarie e ribelli colpite dalla repressione, come momento di coordinamento tra iniziative e pratiche.

Roma, 30 aprile 2017

Anarchiche e Anarchici

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[Cosenza] Presentazione di “Vetriolo”allo spazio anarchico Lunanera

Sabato 10 giugno 2017
Presentazione del giornale anarchico “Vetriolo”

“Lo Stato, in quanto organismo vivente, non è autosufficiente, ha una sua funzione ed ha bisogno di nutrimento e appagamento morale. Lo Stato vive in simbiosi e talvolta in conflitto con il sistema più complesso della cui difesa armata è incaricato. Talvolta non si riesce bene a distinguere fra lo Stato e il Capitale. Un ingegnere di una azienda pubblica è un uomo dello Stato o del capitalismo? Un professore universitario, un tecnico del ministero dell’economia, un giuslavorista, sono uomini dello Stato o uomini dei padroni?”

Ore 18.30: presentazione e discussione
Ore 21.00: cena vegana
Ore 22.00: concerto di Pat Atho (folkpunk da Roma)

Spazio anarchico Lunanera
viale della repubblica 293 – Cosenza

lunanera[at]mortemale.org / vetriolo[at]autistici.org

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Comunicato di solidarietà per gli arresti a Torino del 3 Maggio

riceviamo e pubblichiamo

il 3 Maggio sono state arrestate  6 compagnx accusate di essersi opposte ad un fermo di polizia, a Torino. Info più dettagliate in inglese.

Wensday 3 May the police come to the squats and some private houses of comrades of Turin.
Digos and Carabinieri was coming to arrest 6 comrades, and they are still in jail.
They are accused to have try to stop a documents control near “Asilo Occupato” during a benefit party in the squat  some months ago.
The arrested comrades are accused of kidnapping, violence and threats against cops.
During the search in the squats the police seized cellulare phone, computer, hard disk, some dress, tools, fireworks and the money to keep up the struggle and substain the inmates comrades.
In this days the comrades has the trial to confirm or not the arrest (or to give other kinds of precautionary measure)

[AGGIORNAMENTI]

Mercoledì 3 Maggio la polizia è entrata nella casa occupata di Corso Giulio Cesare 45, all’Asilo Occupato in Via Alessandria 12, e alla casa occupata di Via Borgo Dora 39 e varie case private di compagni e compagne a Torino.
Alle 06:30 agenti della DIGOS e carabinieri sono venuti ad arrestare 3 compagni e 3 compagne, accusandol* di essersi contrappost* ad un controllo di documenti avvenuto mesi prima nelle vicinanze dell’Asilo Occupato durante una serata, e ad eseguire una perquisizione per un imbrattamento ai danni di Lavazza SPA ed altre società che negli ultimi anni hanno avviato progetti di riqualificazione nei nostri quartieri.
Dalle carte apprendiamo che i compagni e le compagne sono accusat* di sequestro di persona e violenza e minaccia a pubblico ufficiale.
Durante la perquisizione sono stati sequestrati telefoni cellulari, computer, hard disk, bombolette spray, vestiti, attrezzi e fuochi d’artificio. Oltre alla sparizione della cassa con i soldi per sostenere le lotte della quale ancora non sappiamo se risulta tra le cose sequestrate o se è semplicemente sparita tra le tasche di qualche zelante agente delle forze dell’ordine.

 

 

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Solidarietà ad Alfredo Cospito in sciopero della fame

Riceviamo e pubblichiamo dalla redazione di Vetriolo.

Il 3 maggio l’anarchico Alfredo Cospito – prigioniero in regime di AS2 nel carcere di Ferrara per la gambizzazione dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare, Adinolfi, e di recente destinatario di un altro mandato di arresto per l’operazione “scripta manent” – ha iniziato uno sciopero della fame della durata di dieci giorni contro la censura che gli blocca la maggior parte della corrispondenza in entrata e in uscita. Alfredo chiede ai compagni e alle compagne di spedire libri, riviste, lettere e materiale cartaceo in quantità, per sostenere il suo sciopero della fame e infrangere l’isolamento dettato dalla censura carceraria.

Il PM Sparagna di Torino impone la censura per i compagni e le compagne imprigionati/e per l’operazione “scripta manent”. Negli ultimi mesi la censura è divenuta più stringente e molta parte della corrispondenza viene sistematicamente censurata e bloccata; libri, giornali e spedizioni di ogni tipologia quasi mai giungono a destinazione. La censura ha colpito anche uno scritto che lo scorso dicembre Alfredo ci aveva spedito per essere pubblicato su Vetriolo. Così come in gennaio uno scritto è stato sequestrato ad Anna, per un’altra pubblicazione. Parallelamente nessuna copia del nostro giornale è giunta ad Alfredo e agli altri prigionieri: sequestrato dalle guardie, o spesso semplicemente scomparso.

E’ chiaro che se l’isolamento nei confronti dei compagni e delle compagne viene intensificato e reso così pressante è anche, e soprattutto, grazie alla censura e al blocco della corrispondenza. E’ chiaro che per il potere non è tollerabile che i compagni e le compagne possano continuare a contribuire al dibattito tra i refrattari e i nemici dell’autorità. Se il misero lavoro di spionaggio e la censura vengono sistematicamente intensificati è perché il potere suppone e immagina di poter annientare e ammutolire gli anarchici e le anarchiche nelle sue prigioni.

Bisogna fare dunque una breve analisi di questo odioso strumento del dominio. Il visto di censura è una disposizione, ordinata dal PM, che prevede che ogni lettera, in entrata e in uscita, venga letta dal secondino incaricato per questo infame lavoro, scannerizzata e inviata alla Procura. I frutti più succulenti di questo spionaggio dovrebbero poi venire utilizzati nel processo. Un ulteriore incremento di questo strumento è il blocco della corrispondenza: in questo caso il secondino, evidentemente seguendo linee guida indicate dalla magistratura, decide che non solo quella determinata lettera – come tutte le altre – verrà fotocopiata e spedita copia in Procura, ma bensì che essa non può entrare affatto nelle mani del destinatario. Il salto qualitativo applicato nei confronti dei compagni e delle compagne arrestate lo scorso settembre nell’operazione “scripta manent” è l’utilizzo sistematico di questo blocco. Negli ultimi mesi si è andati verso una progressiva intensificazione dei blocchi della corrispondenza, deteriorando ogni comunicazione e impedendo ormai ai prigionieri di ricevere qualunque tipo di pubblicazione rivoluzionaria.

Una dinamica obbiettiva che, senza vittimismo, va osservata e denunciata. Così come non possiamo non osservare che tale intensificazione non riguarda solo un singolo carcere (quindi le paranoie securitarie di quel singolo secondino o di quella singola direzione penitenziaria): è evidente che c’è una regia da parte della Procura di Torino. I solidali devono dire chiaramente e coraggiosamente che la responsabilità di questo comportamento liberticida è del dottor Sparagna.

Sparagna non è il solito PM da barzelletta delle numerose inchieste anti-anarchiche. E’ un “eroe” dell’antimafia. Un gran pezzo di Stato, apprezzato dalla buona borghesia, come testimonia la solidarietà espressa dall’associazione Libera nei suoi confronti, che arrivò persino a paragonare gli anarchici alla ‘ndrangheta. Come il dominio scelga i personaggi a cui affidare le proprie operazioni repressive, per le loro capacità o per le suggestioni simboliche che portano seco, è un altro elemento non trascurabile per una analisi e una pratica rivoluzionaria di solidarietà.

Nella consapevolezza che – nell’immediato, non in un radioso futuro – è la solidarietà nell’azione rivoluzionaria a poter spezzare questo isolamento e a poter distruggere le galere, esprimiamo la nostra solidarietà ad Alfredo in sciopero della fame e agli anarchici e alle anarchiche prigionieri/e.

Le compagne e i compagni della redazione del giornale anarchico Vetriolo

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Riprendiamo le pubblicazioni

Dopo innumerevoli problemi tecnici e non, riprendiamo le pubblicazioni di comunicati ed iniziative.

(A)

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Contagio Antispecista – Vegan Degrado

da contagio antispecista

Vegan Degrado

L’auto-certificazione VeganOk e il marchio Vegan Delicius, di cui il primo ne è promotore, hanno fatto ritorno a casa mostrando ancora una volta il volto reale di ciò che è stato concepito al preciso scopo di sfruttare la causa, riducendo in business la lotta per la liberazione animale.
Se da un lato VeganOk sta conducendo un’opera di monopolio certificando anche l’ovvio: insalate, olio evo, verdure e legumi confezionati ecc., senza tra l’altro porre alcuna attenzione sui marchi e multinazionali che commercializzano i vari prodotti. Dall’altra ha promosso e dato vita ad una linea di surrogati vegetali (Vegan Delicius) che mantengono ben viva l’idea di ciò che è frutto di schiavitù e sfruttamento animale.

Una tendenza che mantiene viva l’immagine di quel sistema violento votato a l’assoggettamento di chi viene considerato inferiore e quindi sacrificabile per ragioni di lucro, prima, e di gola poi.
    Un fenomeno alimentato da quell’errata concezione del veganismo che porta molti/e a rassicurare il prossimo garantendogli/le di poter avere ugualmente accesso ad un’alimentazione gustosa e a una buona varietà di prodotti industriali pur di farlo/a diventare vegan, riducendo il tutto ad una mera scelta nutrizionale o di moda.
[dall’articolo Agganciati al sistema antropocentrico]

Da immagine a grottesca realtà, in quanto i prodotti Vegan Delicius (salumi, mortadelle e salami di origine vegetale ottenuti attraverso l’impiego di una sostanza chiamata NoGluty) sono ora reperibili e vengono venduti da vere e proprie macellerie.
Un sodalizio che offre così pieno sostegno a quella macchina di sfruttamento con la quale VeganOk va comunque a braccetto, in quanto espressione di un capitalismo “verde” che mantiene in vita quelle dinamiche di dominio ambientale, animale e sociale che rappresentano l’esatto contrario dei valori espressi da veganismo e antispecismo.
Del resto l’incoerenza è di casa perché Vegan Delicius, dopo aver decantato le lodi di un progetto commerciale che ha tramutato un ex macelleria in un luogo di “liberazione” (per quanto possa definirsi tale un posto votato al consumismo e al capitalismo), ha iniziato a mettere in vendita i suoi prodotti all’interno di un’altra macelleria, vera e propria, di Rimini.

    …sinonimo di prodotti buoni e genuini, di ricerca, di novità e di qualità per ogni esigenza, anche per i vegani!
    Ecco perchè da noi troverete anche prodotti Veganok e Vegan Delicious: salame piccante, bresaola, finocchiona e formaggio fior di befana.
    Grandi novità 100% vegane e senza glutine, ideali sia per chi segue una dieta vegana, sia per chi desidera variare la propria alimentazione alternando la carne con prodotti nuovi, sani e genuini: senza mai rinunciare al gusto!
[dalla pagina fb della macelleria]

Dieta, alternativa, scelta alimentare, magari da alternare al consumo di carne e derivati animali nell’arco della settimana, per moda, per la propria salute personale, tutte espressioni di quell’antropocentrismo (ovvero l’essere umano al centro di ogni cosa) che l’antispecismo si pone di contrastare e smantellare.
Un sistema sostenuto e alimentato da realtà come VeganOk, che speculano sulla causa, oltre che da tutte quelle associazioni animaliste promotrici della “politica dei piccoli passi”, più preoccupate a fornire pubblicità gratuita a marchi e prodotti industriali piuttosto che difendere e diffondere i valori politici dell’antispecismo.
Il problema però non è rappresentato tanto da VeganOk, i cui obiettivi sono ormai ben noti, neanche dalla macelleria di Rimini che fa parte di quel sistema di dominio da combattere, e nemmeno dalle associazioni animaliste che supportano tutto questo, ma da tutte quelle persone che seguono, sostengono, finanziano, danno credito e visibilità a chi manipola la lotta a vantaggio dei propri fini personali.
Un insulto nei confronti di chi ogni giorno si impegna in prima persona per la liberazione animale, umana, della Terra e della causa stessa, che viene svuotata di ogni suo principio e valore.

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[Firenze] UN BEL TACER NON FU MAI SCRITTO

Siamo anarchici. Siamo contro lo stato e ogni sorta di autorità, siamo contro la disuguaglianza sociale, il fascismo, il militarismo, le devastazioni ecologiche e umane provocate da un sistema sociale oppressivo e malato. Questo modo di essere non si accontenta di mere dichiarazioni di intenti, magari cliccando dei “like” su facebook, ma grida di essere praticato e portato avanti nelle nostre vite e nelle nostre quotidianità, come azione politica, in un mondo sempre più immiserito eticamente e socialmente. Ciò ci comporta la “naturale” conseguenza di essere costantemente oggetto di attenzioni e repressioni poliziesche: negli anni abbiamo subito centinaia e centinaia di fermi arbitrari e di quantomeno fantasiose “operazioni di polizia”, decine di perquisizioni e sgomberi di posti occupati, arresti e inchieste/processi di qualsiasi tenore. Gli anarchici, si sa, sono un capro espiatorio ideale: non hanno santi in paradiso, non si appellano ad amici assessori o parlamentari, non frequentano salotti di influenti intellettuali progressisti, non si riparano dietro a illusorie garanzie costituzionali. Del resto, la repressione non è certo cosa che riguardi noi soltanto: storicamente è toccata a tutti i contestatori, i ribelli sociali, gli eretici, i rivoluzionari, di ogni tempo e luogo; al giorno d’oggi, è la sorte imposta sempre più a chiunque alzi la testa, ad ogni immigrato, ad ogni marginale, ad ogni contestatore. A questo giro, il 31 gennaio, è stata sgomberata Villa Panico a San Salvi e decine di anarchici fiorentini sono stati portati in questura (tre arrestati ai domiciliari e sette con varie restrizioni) e accusati di associazione a delinquere e di svariati reati specifici (un volantinaggio, una rissa casuale con la polizia con arresti e successivo corteo di protesta, un’azione contro una sede fascista e un petardo contro la suddetta sede). Quello che ci ha colpito fin da subito di questa inchiesta è la sua spiccata pochezza e inconsistenza: i fatti di capodanno hanno fornito il pretesto per attaccare senza remore gli anarchici fiorentini. Per chi non lo ricordasse, nella notte a cavallo tra il 31 dicembre e il primo gennaio, una pattuglia della digos individua un pacco sospetto dietro la saracinesca della libreria fascista “il bargello” in via Leonardo da Vinci, e ne identifica la natura, sentendo il ticchettio di un timer al suo interno. Un artificiere viene richiamato dopo il turno di lavoro per disinnescare il congegno, non aspetta l’arrivo delle protezioni e si ferisce gravemente. Quasi contemporaneamente alle prime cure nei suoi confronti, la polizia era già alla porta di alcuni compagni e compagne, a scatola chiusa, pronti ad aprire un’indagine per tentato omicidio. Non paghi, dopo qualche settimana dall’operazione “Panico”, alcuni compagni e amici sono stati “accompagnati” di forza in questura, e sottoposti ad un interrogatorio, come persone informate sui fatti. Nel frattempo, a Grosseto, la notte precedente all’inaugurazione di una sede di Casapound, appaiono delle scritte sulla facciata del palazzo in questione. Due persone vengono trovate dalla polizia, una sul tetto e l’altra nei paraggi, e trattenute 12 ore nella questura di Grosseto. Il successivo ritrovamento sul tetto di due petardi e una radiolina sono per la polizia il pretesto per perquisire la casa di uno dei due, denunciare i fermati per danneggiamento e per aprire nei loro confronti un’acrobatica indagine per atto di terrorismo: con due petardi avrebbero avuto l’intenzione di sabotare un’antenna telefonica di 15 metri.. Per quanto siamo abituati a pagare salato per quel che siamo, ci risulta indigesto e inaccettabile pagare per nascondere errori evidentemente altrui. Polizia e media hanno puntato su una situazione di emergenza immediata, parlando del loro uomo in termini di eroe; sembra però che non ci fosse nessuno da salvare, la strada era chiusa nell’attesa dell’arrivo dell’esperto, e nessuno, neanche con la sfera di cristallo, avrebbe potuto calcolare che qualcuno ci mettesse le mani incautamente: il tentato omicidio è palesemente una invenzione della questura. Potremmo anche aggiungere che se invece di un poliziotto, si fosse trattato di un muratore o di un falegname nell’esercizio del proprio lavoro (la media dei morti sul lavoro in Italia è di tre al giorno), il fatto non avrebbe meritato nemmeno un trafiletto in ultima pagina. I giornali e i media, pilotati dalla questura, hanno creato come sempre il mostro da gettare in pasto alla pubblica opinione, costruendo un clima sempre più securitario e reazionario, sminuendo pratiche sociali e politiche, riducendole esclusivamente al rango di vandalismo e clandestinità. Non è un caso che durante lo sgombero di Villa Panico, il 31 gennaio, è stata posta un’eccezionale attenzione su una fioriera che è stata fatta “brillare”, e la maggior parte delle immagini sui giornali riprendono gli artificieri (stavolta con tanto di protezioni), quasi a voler far intendere che si trattava di bonificare un deposito di esplosivi, piuttosto che sgomberare una casa occupata. A rafforzamento di ciò, guarda caso, nelle settimane immediatamente successive all’inizio anno, è scoppiato l’allarme-bomba ovunque a Firenze: quasi quotidianamente sono stati ritrovati pacchi, borse e contenitori sospetti. Questo è lo spettacolo della repressione, sempre più becero, sempre più arrogante, sempre più svincolato e noncurante della legittimità sociale. Dal canto nostro, possiamo intanto già affermare una cosa: uno degli onnipresenti scopi della repressione, quello di spaventare e dividere, possiamo già considerarlo fallito. Siamo vigili e determinati, rincuorati dalla grandissima solidarietà dimostrata da tantissimi in città, da tutta Italia e anche da fuori. Come sempre, non ci interessa dividere il mondo in innocenti e colpevoli, e siamo solidali con tutti i compagni colpiti dalla repressione di stato.

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