[Roma] Presentazione del libro “L’enigma della docilità o della servitù in democrazia”

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[Roma] CacAdArteCheConCinema – rassegna settimanale del martedì all’Idea

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CACAadARTEcheCONCIneMA                                                                                                             rassegna del martedì                                                                                                                         Febbraio 2015

SCOSSE DI TERRORE                                                                                                                 con l’uscio addosso trapassando la nequizia sulla soglia della vita  Retrospettiva Rob Zombie

03/02 LA CASA DEI 1000 CORPI – USA 2003-

10/02 LA CASA DEL DIAVOLO – USA 2005 -

17/02 HALLOWEEN – USA 2007-

24/02 LE STREGHE DI SALEM- USA 2012 -

Matinée ore 11 poi pranzo vegan e replica alle 21:30                                                                   allo Spigolo tra via braccio da Montone e via Fanfulla da Lodi

BIBLIOTECA ANARCHICA L’IDEA                                                                                                     La biblioteca è aperta ogni martedì e venerdì dalle 17:00 in Via Braccio da Montone 71a

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[Roma] Due giorni per i 23 anni di autogestione di Torre Maura Occupata

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1992 – 2015

Torre Maura Occupata via delle Averle 10

23 anni di autogestione per l’ anarchia
Dal profondo de ‘sto bucio de culo der mondo…

venerdì 30 Gennaio
ore 18
presentazione del libro ” Gli ammutinati delle trincee” edito da Bfs edizioni
incontro con l’autore Marco Rossi

ore 22 concerto con
LIGHT THE BOB Ostia
BLEEDING Asti
ESCARA B15
U Potenza
CALL THE COPS Bologna

sabato 31 Gennaio
ore 22 concerto con
GRUMO Modena
M.C.P. Roma
LEVIATHAN Manziana
SPOSA IN ALTO MARE Padova
HOSTILITER Viterbo
INGANNO Taranto

sottoscrizione libera – cena vegan – distro anarchica  e d.i.y. – gran bazar der raccatto

…scure e scuregge sui tanti volti dell’autorità!

 

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[Roma] Gli ammutinati delle trincee – presentazione del libro @Torre Maura occupata

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Venerdì 30 Gennaio 2015 ore 18

Nel primo giorno di festa per i 23 anni di

TORRE MAURA OCCUPATA

GliAmmutinatidelletrincee

Dalla Guerra di Libia al Primo conflitto mondiale 1911-1918

Incontro con l’autore Marco Rossi e presentazione del libro edito da BFS Edizioni

Prigionieri delle trincee, questi non-sottomessi combatterono una loro guerra dentro la guerra, ammutinandosi agli ordini criminosi dei generali, disertando, dandosi alla macchia, animando rivolte per difendersi da una patria che li mandava al massacro e li voleva assassini di altri sfruttati.

TORRE MAURA OCCUPATA

Via delle Averle 10

bus 105,313,556, tranvetto Roma Giardinetti MetroCci loro

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Francia – No, vaffanculo, io non sono Charlie!

da non-fides.fr

Questa mattina i parigini e le parigine, e attraverso loro il mondo intero, si sono svegliati in un odore macabro di polvere da sparo. Alcuni fanatici religiosi, non sono i primi, non saranno gli ultimi, hanno aperto il fuoco durante la riunione settimanale della redazione del giornale satirico Charlie Hebdo. Una dozzina di morti e dei feriti, per la maggior parte si tratta di giornalisti e caricaturisti conosciuti da tutti e regolarmente presenti sui mass media, poi due sbirri, i quali, a differenza degli altri, ricevevano un salario per farsi sparare addosso. A parte forse qualche vecchio lupo di guerra, la prima reazione suscitata da questi avvenimenti è l’empatia di fronte al terrore di questo assalto. In effetti questo attentato, che è il più sanguinoso in Francia dai tempo di quello, fascista, del treno Strasburgo-Parigi del 18 giugno 1961, durante la guerra d’Algeria, non può che provocare sgomento di fronte alla determinazione ed alla fuga in avanti dei suoi perpetratori. Lo sgomento, allo stesso modo, di fronte all’infamia religiosa che distoglie, più che mai, una buona parte dell’umanità da una vera riflessione sul mondo che la circonda. A tutto ciò, per noi anarchici e rivoluzionari, viene ad aggiungersi lo sgomento per la sempiterna unione nazionale. Quell’unione nazionale che ci tirano fuori ogni volta che gli Stati hanno bisogno di carne da cannone proletaria. Perché sono sempre gli stessi quelli a cui viene chiesto di sacrificarsi sui sentieri della gloria, per interessi che non sono i loro, come la nazione, la “pace” o la repubblica, mentre quelli che prendono le decisioni si grattano la schiena contro gli stucchi dorati dei loro palazzi.

Ci hanno già giocato questo tiro cent’anni fa, nel 1914, esortandoci all’unità contri i “crucchi”, o qualche anno fa con il “caso Merah” [1], ed oggi è lo stesso. Padroni e lavoratori, prigionieri e secondini, sbirri e “delinquenti”, ricchi e poveri, tutti uniti mano nella mano per osservare il lutto nazionale. Oggi non ci sono più classi, non ci sono più barriere fra le persone e nemmeno barricate, nonostante centinaia di migliaia di persone sfilino nelle strade di tutta la Francia (e anche altrove). Ma, in fin dei conti, tutto questo serve a chi? Certamente non agli indesiderabili che popolano le strade di Parigi e del mondo. All’improvviso, il terrorismo di Stato, il terrorismo repubblicano e democratico, i terroristi del denaro versano le loro lacrime di coccodrillo e si fanno passare per i gentili; i jihadisti servono loro quest’opportunità su un vassoio che prende le proporzioni dell’universo, ad un tal punto che adesso ci manca soltanto il maresciallo [Pétain, NdT] per prendere la testa dell’organigramma. Ma oggi non si tratta di recuperare l’Alsazia e la Lorena, si tratta di “difendere i valori della laicità e della libertà d’espressione”. Tutta merda, insomma, per noi che vogliamo distruggere tutte le religioni e che rifiutiamo ogni libertà di espressione per chiunque porti una cravatta, una sottana di religioso oppure qualunque altra uniforme o titolo di nobiltà.

Tutti ci vanno giù col loro piccolo commento lacrimevole; ogni partito, ogni organizzazione di ogni sponda possibile ed immaginabile, inclusi i libertari [2], ci vomita ancora il discorso trito e ritrito dei “barbari” all’assalto del “vivere insieme”.

Ma cos’è precisamente un barbaro?

Soffermiamoci un attimo su questo termine. Dal greco bàrbaros (“straniero”), questa parola era usata dai Greci antichi per designare le popolazioni che non appartenevano alla loro civilizzazione, definita attraverso la lingua e la religione elleniche. Il barbaro è quindi l’altro, quello che non condivide la stessa minestra oppure quello che non la mangia allo stesso tavolo. Montaigne diceva: “Chiamiamo barbarie ciò che non è nei nostri costumi”. Come abbiamo già detto altrove, noi non conosciamo barbari, conosciamo solo degli individui che sopravvivono nel seno di questa civilizzazione morbosa. Non conosciamo nessuno che sia al di fuori, conosciamo sì degli esclusi, ma essi non potrebbero essere più dentro di quanto sono già. I “barbari” di oggi sono ben lungi dall’essere fuori dalla civilizzazione, anche se per i suoi difensori può probabilmente essere rassicurante pensarlo. Esattamente come la famosa “gang dei barbari” [3] a suo tempo, essi sono dei puri prodotti della civilizzazione. Ne conoscono i codici, ne utilizzano gli strumenti, e non sono molto lontani da quelli che, ipocritamente, li fustigano. Perché non fa una gran differenza, in fondo, se gli assassini portano un’uniforme verde oppure nera, se gridano “viva la democrazia” o “Allahu akbar”, se portano una bandiera tricolore o una jihadista, se vengono sanzionati dall’opinione pubblica oppure no, se i loro massacri sono legali oppure illegali, se ci massacrano per portarci il loro Illuminismo oppure la loro oscurità. Commettendo le loro macabre gesta, si mettono tutti allo stesso livello, a partire dal momento in cui rifiutano all’individuo di realizzarsi come meglio crede.

Il terrorismo non è una pratica barbara, è una pratica altamente civilizzata, la democrazia non è forse nata dal Terrore? È per questa ragione che bisogna combattere il terrore allo stesso modo della civilizzazione che lo produce e ne ha bisogno, dai “settembristi” del 1792, alle pene di prigione sterminatrici e a Daesh, oggi. Chi sono, quei porci in cravatta che mandano i loro eserciti all’assalto delle popolazioni della Repubblica Centrafricana, dell’Afghanistan e di altri luoghi e che oggi ci danno lezioni di pacifismo quando dodici persone vengono assassinate a Parigi? Sono esattamente tutti quelli che in questi giorni sfilano in TV per versare qualche lacrima a costo zero, per guadagnare o non perdere uno o due miserabili punti in più nei loro altrettanto miserabili sondaggi d’opinione.

Oggi non siamo Charlie più di ieri e la morte non trasforma i nostri avversari o i nostri nemici di ieri in amici di oggi; lasciamo questa visione del mondo alle iene e agli avvoltoi. Non abbiamo l’abitudine di piangere sulle tombe dei giornalisti (anche quelli vagamente alternativi o libertari) e degli sbirri, perché è da molto tempo che abbiamo riconosciuto i media e la polizia come le due armi essenziali di questo terrorismo civilizzatore, da una parte con la fabbricazione del consenso, dall’altra con la repressione e l’imprigionamento. Ecco perché rifiutiamo di piangere dei lupi insieme ad altri lupi o anche insieme alle pecore.

Quei predatori che ci esortano oggi a piangere in coro con loro, a dichiarare “Io sono Charlie”, quegli stessi predatori in giacca e cravatta che sono responsabili dell’affermarsi di gruppi e movimenti orribili come Al Quaeda e Daesh, vecchi alleati delle democrazie occidentali contro i precedenti pericoli, prima di prendere un posto di rilievo sul podio dei pericoli geostrategici d’oggi. Quegli stessi schifosi che ogni giorno, nei loro tribunali, i loro commissariati, le loro prigioni, assassinano, rinchiudono, mutilano e sequestrano quelle e quelli che non seguano il sentiero tracciato che essi ci impongono a colpi di manganello e di istruzione. Quegli stessi essere civilizzati che fanno morire ogni giorno alle loro frontiere quelle e quelli che cercano di fuggire la miseria e le guerre che provocano proprio loro, oppure i loro nemici attuali, salafisti e consorti.

Quegli schifosi lì, non abbiamo nessuna voglia di vederli continuare a civilizzarci o sopprimerci, e ancora meno di fare blocco insieme a loro. Perché è contro di loro che vogliamo fare blocco, contro di loro e tutti quelli che, con diversi pretesti, religiosi, politici, comunitaristi, interclassisti, civilizzatori e nazionalisti, non ci vedono che come pedine da piazzare, da sacrificare, su una scacchiera immonda ed assurda. È una buona idea, oggi come ieri e come domani, ricordare le parole di Rudolf Rocker, quando affermava che “gli Stati nazionali sono in pratica organizzazioni di Chiese politiche; la cosiddetta “coscienza nazionale” non è innata nell’uomo, ma è costruita in lui da un deliberato addestramento. È un concetto religioso per cui si è francese o germanico o italiano allo stesso modo che si è cattolico o protestante o ebreo” [4] .

Ciononostante, non si tratta di sminuire il pericolo rappresentato da quei pazzi di Allah, questi innamorati dell’auto-sottomissione e del masochismo morale. E se oggi siamo completamente superati dalla loro capacità di reclutare un po’ dappertutto per andare a farsi saltare in aria a destra e a sinistra, bisognerà porsi delle domande a questo proposito, per uscire dall’incomprensione. Ciò senza cedere alle sirene di quelli che vogliono dividerci ancor di più, generalizzando a partire da un’infima parte dei mussulmani, senza cedere cioè alla stigmatizzazione di tutta una popolazione, per arrivare al preteso “scontro di civilizzazioni” che li fa tanto sognare, concretamente la guerra civile, delle cui conseguenze possibili per noi tutti probabilmente non si rendono conto.

E cosa dire di quell’uomo delle pulizie crivellato di pallottole, giustiziato freddamente, che non aveva chiesto niente a nessuno? Chi se ne preoccupa? Probabilmente non aveva un’utenza Twitter, probabilmente non aveva degli agganci all’interno dello spettacolo moderno, non aveva un nome, una faccia, nessun amico che lo pianga in televisione. Non era Charlie. Non è che un danno collaterale di qualche folle di dio dal grilletto illuminato, come tanti altri, di questi tempi, come i milioni di vittime collaterali degli Stati, attraverso il mondo. È a lui che vanno i nostri pensieri questa sera.

Una cosa è sicura, non c’è nulla da scegliere fra la peste ed il colera, fra un qualunque dio con i suoi profeti sgozzatori, crocifissi o massacratori e un qualunque Stato di merda con i suoi sbirri ed i suoi militari assassini. Rifiuteremo ancora, e sempre, l’ingiunzione a scegliere fra diverse forme di schiavitù e di sottomissione. La scelta che vogliamo fare non potrà venire che da noi stessi ed è quella della libertà.

In questa epoca di disperazione, di fronte alla pseudo “unità nazionale”, di fronte alla guerra civile, alle jihad dei fanatici e alle “guerre pulite” degli Stati, dobbiamo riportare la guerra sociale al centro dello scenario, fino a che lo scenario bruci.

7 gennaio 2015,
Alcun* anarchic*


Note:

[1] Nel marzo 2012 Mohamed Merah, un fanatico islamista, uccide, in tre momenti diversi, 7 persone (fra cui tre bambini) a Tolosa e Montauban; si veda a proposito questo testo, in italiano: Terreur et union nationale; NdT.

[2] Un piccolo gioco: questa dichiarazione è tratta dal comunicato del Gruppo J.B Botul della Fédération Anarchiste oppure dal discorso di François Hollande? “I nostri compagni di Charlie Hebdo hanno pagato un pesante tributo alla libertà d’espressione. Fra le vittime ci sono anche numerosi poliziotti. Rendiamo omaggio e tutti e tutte queste vittime. […] gli anarchici rispettano la libertà di credenza religiosa se essa ha luogo all’interno del quadro di una repubblica laica”.

[3] Nel gennaio 2006, un gruppo di una ventina di persone, che verrà chiamato “gang dei barbari”, rapisce Ilan Halimi e chiede un riscatto. Il giovane verrà torturato per tre settimane, fino alla morte, perché ebreo; NdT.

[4] R.Rocker, “Nazionalismo e cultura”, Vol. 1, Edizioni Anarchismo, Catania, 1977, p. 185; NdT.

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No Tav – Straccetti di benzina, stracci politici e delazione

riceviamo e diffondiamo:

Straccetti di benzina, stracci politici e delazione

Non essendo particolarmente internettari, abbiamo letto diversi giorni dopo la loro pubblicazione l’articolo redazionale I burabacio uscito sul sito notav.info e il comunicato, pubblicato sullo stesso sito, del magistrato Imposimato a proposito dei recenti sabotaggi avvenuti contro l’Alta Velocità in Italia. Mentre stavamo ragionando di scrivere una critica ai contenuti del primo articolo e al fatto stesso di pubblicare una presa di posizione su cosa fanno o non fanno i no tav da parte di un magistrato (e nemmemo uno qualsiasi, bensì un PM responsabile di aver seppellito sotto anni di galere decine di rivoluzionari), abbiamo saputo che la prima versione de I burabacio(prontamente sostituita, senza dirlo, cercando in tal modo di cancellare le tracce) era ben peggiore. Ci sarebbe piaciuto che le nostre critiche circolassero anche in Valsusa in modo diretto (a voce e su carta), poco interessati come siamo ai “dibattiti” virtuali tra militanti e componenti politiche. Ma la faccenda è così grave da spingerci alla forma-tempo del comunicato in internet, con tutti i suoi limiti.

Nella prima versione de I burabacio, la redazione di notav.info indica i redattori del sito finimondo.org come coloro che “fino a qualche annetto fa usavano i loro petardoni postali che qualche rintocco facevano, ora usano qualche straccetto di benzina inneggiando alla rabbia generale…” (la seconda versione diventa “andavano in estasi per i petardoni postali … e ora per qualche straccetto di benzina …”).

Indicare pubblicamente degli individui quali autori di determinati reati è, a casa nostra, delazione, pratica indegna per chiunque si consideri rivoluzionario o anche solo genericamente “compagno”. Quando si criticano (o si dileggiano) delle pratiche di azione diretta, c’è la polemica, anche dura, anche aspra. Quando si afferma che Tizio o Caio hanno compiuto questo o quel sabotaggio, si fa qualcosa che è semplicemente inaccettabile. “Delazione” non è parola che usiamo alla leggera, ma con quel peso e con quella precisione che scavano fossati tra chi accetta e chi rifiuta un tale modo di fare.

E siccome in queste faccende la precisione è fondamentale, va detto che di quell’articolo sono responsabili i redattori di notav.info (cioè alcuni militanti del centro sociale Askatasuna e del comitato di lotta popolare di Bussoleno), certo non un generico e inesistente “Signor Movimento No Tav”. Ci sono decine e decine di compagni (e non) che nella lotta valsusina contro il TAV hanno messo idee, impegno e cuore, che non si sono mai dissociati da alcuna pratica di attacco al potere e che non hanno mai indicato nessuno – né direttamente né indirettamente – alla polizia.

Detto ciò, e con la consapevolezza che una simile questione non si affronta attraverso un semplice, ancorché doveroso, comunicato, vogliamo aggiungere qualcosa sulle saccenti e sprezzanti parole con cui i redattori di no tav.info parlano dei “fan di due cavi bruciati” o “qualche straccetto imbevuto di benzina”, loro che sanno, dall’alto della loro scienza, che “il sabotaggio è una pratica seria”.

I sabotaggi di dicembre (come vari altri che li hanno preceduti) hanno dimostrato che l’Alta Velcità è un gigante dai piedi di argilla, che può essere bloccato, danneggiato, sabotato anche con mezzi alla portata di chiunque. Proprio come molte delle azioni che sono avvenute in Valsusa. Questo difendere o condannare la benzina (cos’hanno usato i compagni che si sono rivendicati l’attacco al cantiere di Chiomonte? Le bottiglie hanno più “dignità politica” degli stracci, oppure è la “narrazione tossica” dei media che decide quale sabotaggio sia legittimo e quale no?) a seconda dell’opportunismo del momento (che si spinge fino a far da cassa di risonanza a “uno che di terrorismo se ne intende”… come Imposimato) nasconde ben altro timore: quello di non poter centralizzare, e quindi controllare, la lotta contro il TAV. Per quanto ci riguarda, invece, difendiamo i blocchi di massa come le azioni in pochi, le bottiglie contro i macchinari di un cantiere come gli stracci contro i cavi dei Frecciarossa, le manifestazioni tranquille come i sassi contro la sbirraglia, i sabotaggi in Valsusa come sull’Appennino (e cogliamo anche l’occasione per esprimere tutta la nostra solidarietà ai compagni anarchici perquisiti a Bologna).

Questo, e altro ancora, avremmo voluto dire.

Ma l’attacco contro i redattori di finimondo si è spinto ben oltre.

Saremmo antiquati, ma chiamiamo gatto un gatto. E delazione la delazione.

Che nessuno provi a liquidare tutto ciò come “polemica tra componenti politiche”. Ci sono princìpi che vanno difesi come le barricate.

Trento, 6 gennaio 2015

anarchiche e anarchici di Trento e Rovereto

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[Roma] Metal afternoon a sostegno della biblioteca l’Idea

11gennaio2015

TORRE MAURA OCCUPATA

DOMENICA 11 GENNAIO 2015

METAL AFTERNOON dalle 5,30 a sostegno della Biblioteca L’Idea

Concerto dalle 6.66

MESSERSCHMITT Italian Heavy Metal Defenders since 1983

INJURY BROADCAST Thrash Metal from Rome

CENA VEGAN e…DJT8INO

sottoscrizione libera distro anarchiche e d.i.y. gran bazar der raccatto …e sempre riecheggia il battito di un cuore anarchico e metallaro! TORRE MAURA OCCUPATA via delle averle 10 bus 556-105-313 Tranvetto Roma-Giardinetti
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No Tav – Riportiamo il discorso sui binari

Riceviamo e diffondiamo:

Riportiamo il discorso sui binari

I fatti avvenuti il 21 dicembre a Firenze e il 23 a Bologna hanno avuto un grande risalto mediatico a livello nazionale e in tanti hanno sentito l’esigenza di prendere parola, lanciandosi in più o meno fantasiosi voli pindarici, per cercare di analizzare e spiegare gli eventi. Dal momento che da più parti  -sbirri, media e non solo- siamo stati chiamati in causa (vedi perquisizioni, dichiarazioni, allusioni…) ci sentiamo di dire la nostra per provare, con un po’ di lucidità, a ri-centrare il discorso e a riportarlo sui binari.

Partiamo dai fatti:  tutti abbiamo letto di cavi del sistema di gestione e controllo del traffico ferroviario incendiati nei pozzetti accanto ai binari e, nel caso di Bologna, di  scritte no tav in vernice verde (diverse dalle tag “tau” ) su un muro lungo i binari.
La conseguenza: treni  AV con enormi ritardi o soppressi e anche treni di altre categorie (anche perché le Ferrovie, pur di ridurre i ritardi delle frecce, posticipavano la partenza dei regionali sfruttandone le linee).

Tempistiche: qualcuno può vedere la vicinanza dei fatti con il giorno di Natale,  e dispiacersene per i passeggeri che hanno subito disagi; questo, del resto, avviene anche per gli sfortunati automobilisti che incappano nei blocchi autostradali, altra pratica spesso usata in valle e a fianco della valle (ci ricordiamo quanto avvenuto in tutta Italia dopo l’indotta caduta di Luca Abbà dal traliccio da parte degli sbirri?). Qualcun altro, invece, può rintracciare la vicinanza dei fatti con la sentenza di primo grado che ha portato alla condanna di 3 anni e 6 mesi Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò, seppur contestualmente alla loro assoluzione dal reato di terrorismo. Lo stesso reato, pochi giorni prima, era stato contestato anche a Francesco, Graziano e Lucio in carcere per gli stessi fatti, con conseguente inasprimento delle misure detentive.

Al di là dei commenti di politicanti vari che hanno subito soffiato sul fuoco per alimentare letture farcite di terrore, e delle tesi complottiste che si sono fatte lentamente strada anche tra i nemici del tav, ci piacerebbe riprendere quanto oggettivamente accaduto per tornare a ragionare sulla pratica del sabotaggio. Ai tempi delle prime azioni di sabotaggio in Val Susa alla fine degli anni ’90, diverse voci erano distanti dal sentire questa pratica come “compagna di lotta”. Nel tempo, forse e soprattutto in seguito all’attacco al cantiere del 13 maggio 2013 e ai conseguenti arresti, molti hanno iniziato a considerarla come tale.

Nella lotta contro il treno veloce si intrecciano pratiche diverse e in questo sta la sua grande forza. Dai picchetti davanti alle aziende ai blocchi stradali, dalle marce popolari alle passeggiate notturne, dalle assemblee popolari alle discussioni serali ai campeggi, dall’apertura dei caselli autostradali all’imbrattamento delle sedi dei partiti del tav,  dalle azioni di attacco al cantiere agli attacchi incendiari e non diffusi in tutta la penisola contro le aziende del tav, dal blocco dei treni AV nelle stazioni di mezza Italia -e non solo- al blocco delle linee ferroviarie attraverso azioni di sabotaggio di vario genere. Esatto, anche il sabotaggio fra queste pratiche, fra i metodi che un movimento coeso ma plurimo ha fatto proprie. Allora perché volersi girare dall’altra parte  e chiamare le cose con un altro nome ora? Terrorismo? Servizi segreti? Vandalismo? Neofascisti? Furti di rame?

Il sabotaggio è stata una pratica di base nella storia dei movimenti di lotta e rivoluzionari. Di volta in volta è servito ad inceppare dei meccanismi, fossero essi di sfruttamento, di produzione, di reclusione, nocività ecc.  Qui ed ora ne stiamo parlando nei termini di una pratica che mira a danneggiare ciò che fa parte del sistema di funzionamento di una macchina economica e politica che in questo caso è rinchiusa nelle vesti di un treno che si vuol far passare per quella montagna. Un treno che prima di arrivare in Val Susa ha attraversato mezza penisola, distrutto interi territori (pensiamo agli effetti ambientali oltreché economici che i cantieri del TAV hanno avuto  -e si apprestano ad avere-  al Terzo Valico, nel bresciano, in Trentino, nel Mugello, oltreché dove sono state realizzate le grandi nuove stazioni) e fruttato fior di quattrini ai soliti noti.

Tanti e tante provenienti da ogni dove in questi anni hanno partecipato a giornate di lotta contro il tav in valle (ricordiamo ad esempio il 27 giugno e il 3 luglio), così come ne hanno organizzate a casa propria in seguito ad appelli arrivati dalla Valle, ma anche per propria spontanea volontà. Tanti e diversi sono stati i contributi che, in ogni dove, si sono fatti sentire a fianco dei valsusini in lotta e di chi, per quella lotta, stava e sta pagando con la privazione della propria libertà. Dal famoso “portiamo la Valle in città”, lo slancio partito con la pratica dei blocchi ha contagiato i solidali di ogni dove che hanno dato così un senso concreto a quelle parole, uscendo dagli slogan ed entrando in autostrada.  Dopo gli arresti per il sabotaggio al cantiere di Chiomonte nel maggio 2013 il ragionamento si è ampliato, e come qualcuno ricordava in un bell’opuscolo appositamente redatto, “siccome le parole, quando scaturiscono da un’esperienza reale, fatta da individui reali e non già da sembianti, hanno un senso, tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno dello stesso anno ci fu una serie significativa di sabotaggi ai danni delle strutture e delle aziende collegate con l’impresa del Tav”.

Crediamo che ciò che è accaduto parli in modo chiaro e trovi una sua precisa collocazione nel tempo, nello spazio e nelle pratiche di un movimento che lotta contro il tav e che ha sostenuto per oltre un anno i compagni accusati di terrorismo per un atto di sabotaggio contro il cantiere.

A ciascuno le proprie analisi, senza ammettere delazioni e infamie.

E chiamiamo le cose con il proprio nome.

anarchici e anarchiche bolognesi

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Modena – Rinvenuta microspia al Laboratorio Libertario Ligéra

Riceviamo e diffondiamo:

Giovedì 18 dicembre al Laboratorio Libertario Ligera abbiamo rinvenuto una microspia all’interno di un neon sul soffitto, costituita da 3 batterie da 9 volt legate da nastro isolante, con alle due estremità un microfono e un’antenna.
Giorno dopo giorno, con l’inasprirsi delle tensioni sociali, spioni affaccendati guidati da pm isterici non esitano a tentare di reprimere quelle esperienze di conflittualità in cui si portano avanti con determinazione percorsi di contrasto e critica radicale a ogni forma di sfruttamento da parte del dominio. Non c’è spazio per il vittimismo, non ricerchiamo compromessi con alcun tipo di sponda istituzionale e autoritaria, non riconosciamo in loro gli interlocutori; di conseguenza non esigiamo un trattamento equo o rispettoso. Siamo consci che il potere punti a eliminare ogni forma di dissenso per preservarsi, mirando a ostacolare rapporti di affinità e solidarietà, criminalizzando chiunque si opponga e aizzandovi contro l’opinione pubblica, ormai totalmente plagiata dalle politiche securitarie.
Non ci lasceremo intimidire dalla macchina repressiva e continueremo incorreggibili a stare al fianco di chi quotidianamente ostacola il proseguimento di questo alienante esistente.

Laboratorio Libertario Ligera

Immagini della microspia piazzata in plafoniera neon:

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[Roma] De riffa e d’arraffa 2015 alla biblioteca l’Idea

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