[Roma] Torre Maura occupata: GAS ATTACK ultimo concerto – a sostegno dei compagni colpiti dalla repressione negli sgomberi di Milano.

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SABATO 1.3.1.2 2014 TORRE MAURA OCCUPATA

Volevano cambiare il punk e non ci sono riusciti…

GAS ATTACK l’ultimo live, poi basta

GLI ULTIMI amabile combat punk – Roma

ANTIDIGOS hc liberato Bari

ASTENSIONE anarchoi!dalla B.A.T.

Cena vegan, distro anarchiche e D.I.Y. A sostegno dei compagni colpiti dalla repressione negli sgomberi di Milano.  Allarme sicurezza…La divisa porta morte è una certezza A.C.A.B!.

TORRE MAURA VIA DELLE AVERLE 10 Bus 105, 313, 556, Tramvetto Roma-Giardinetti…MetroCci loro

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[Roma] CacAdArteCheConCinema – rassegna settimanale del martedì all’Idea

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[Roma] Merende RigenerANTI d’Autunno alla Biblioteca L’Idea

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[Roma] Alla MENSA imBANDITA delL’IDEA

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Milano – Sgombero Corvaccio e Rosa Nera: resistenza, solidarietà e barricate [aggiornato]

Apprendiam102012486-557ecb38-f8c8-49d0-a154-73adff49d946o dai compagni che in mattinata sono iniziate le operazioni per tentare di sgomberare l’occupazione del Corvaccio e lo spazio anarchico Rosa Nera, entrambi in via Ravenna nel quartiere di Corvetto a Milano. Gli sbirri sono entrati all’interno degli spazi, alcuni occupanti del Corvaccio sono riusciti a raggiungere il tetto e hanno resistito per alcune ore, diversi solidali da Milano e non solo si sono radunati all’esterno nei pressi di via Ravenna 30.


Seguono aggiornamenti e dirette da RadioBlackout.org

Ancora sgomberi questa mattina dopo la fiaccolata di ieri sera, quando centinaia di abitanti del quartiere Corvetto hanno risposto alle operazioni repressive e agli sfratti della mattinata.

La risposta polizesca non si è fatta attendere, così questa mattina le forze di polizia hanno deciso di attacare le occupazioni abitative di Corvaccio e Rosa Nera nello stesso quartiere, un messaggio chiaro e intimidatorio a chi da anni spalleggia le occupazioni di case nei quartieri polpolari della città meneghina. Ne sono seguiti scontri e cariche, con un centinaio tra compagn* e abitanti del quartiere che hanno tenuto impegnate le forze dell’ordine per qualche ora.

Una diretta con un compagno di Milano

Aggiornamento h 13.30: A fine mattinata sono stati eseguiti numerosi fermi: 3 compagni sono stati tratti in arresto per resistenza, gli altri denuciati a piede libero. Ora è in corso un presidio permanente in via dei 500. Per le h 17 è stato indetto un concentramento cittadino, sempre in via dei 500 (Metro Corvetto): per rilanciare l’autodifesa dei quartieri popolari. Per la solidarietà! Contro la prepotenza delle guardie e dei padroni! Per fermare immediatamente sfratti e sgomberi! Per la liberazione immediata di tutt*!

da: informa-azione
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[Roma] CacAdArteCheConCinema – rassegna settimanale del martedì all’Idea

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[Ukraina ] Antifascismo – Comunicato di Autonomous Action Moskow sul conflitto in atto

traduzione da: https://avtonom.org/en/news/moscow-autonomous-action-ukrainian-war

Comunicato di Autonomous Action Moskow sul conflitto in Ukraina

Questo testo è stato stilato in risposta alle domande dei nostri amici esteri a proposito della situazione in Ucraicossack-slavyansk(1)na orientale e dell’atteggiamento degli anarchici russi riguardo alla questione. Speriamo possa servire a tutte le persone interessate.

La situazione è complessa ed è necessario capire che il testo che segue non riflette (né potrebbe farlo) l’opinione di tutti gli antifascisti e anticapitalisti russi. Abbiamo discusso la cosa all’interno del nostro gruppo, ma anche in questo caso siamo giunti a un paio di punti di vista in contrasto tra loro. In maggioranza la nostra organizzazione (“Autonomous Action“) sostiene questa dichiarazione dei movimenti di sinistra contro la guerra. Non sosteniamo il governo ucraino (cioè non sosteniamo nessun governo) e senza dubbio esistono alcune forti tendenze nazionaliste nell’odierna Ucraina. Ancor minore è il nostro sostegno al governo russo e alle cosiddette ‘repubbliche Novorossiya’. Pare che i fascisti stiano combattendosi a vicenda su entrambi i lati di questa guerra, sostenuti dai capitalisti. Inoltre, per Putin questo conflitto rappresenta una possibilità di distrarre i russi dalla crisi finanziaria e dalla recessione in atto nel sistema economico del paese, mentre per Poroshenko è utile per incanalare la lotta popolare verso il cambiamento in una follia patriottica, invece di tentare di continuare con ciò che si era iniziato a piazza Maidan e stabilire un vero autogoverno.
Riguardo all’atteggiamento della gente del Donbass, vorremmo dire che la maggioranza non desidera altro che la fine dei bombardamenti, da parte di entrambi i contendenti. I capi delle milizie paramilitari filorusse hanno pubblicamente dichiarato più volte che “la gente del Donbass non vuole combattere, per questo la Russia deve invadere direttamente”. In realtà, una popolazione politicamente passiva è caratteristica di molti territori ex- sovietici. È comunque noto che i sondaggi tenuti nella primavera del 2014 hanno riportato il sostegno alla secessione dall’Ucraina e l’annessione a Mosca solo da parte di un 20% della popolazione del Donbass. Ovviamente adesso è difficilissimo condurre qualunque sondaggio d’opinione in un paese dilaniato dalla guerra. Inoltre, decine di migliaia di persone hanno abbandonato il Donbass come sfollati – sia verso la Russia, sia l’Ucraina occidentale.
Non sosteniamo l’opinione secondo la quale la guerra nel Donbass rappresenta una specie di ‘resistenza contro i fascisti ucraini’. Come già detto prima, esistono tendenze nazionaliste nell’Ucraina contemporanea, ma non in misura maggiore di quanto si riscontra in altri paesi dell’ex-Unione Sovietica. In Russia, la propaganda patriottica, imperialista e apertamente fascista si sente almeno altrettanto che in Ucraina, se non di più. E le repubbliche popolari filorusse del Donbass la imitano. A giudicare da quel che possiamo sapere da qui, non c’è segno di alcun cambiamento in corso che possa essere considerato “di sinistra”, o quanto meno “socialdemocratico”. Viceversa, continuano a emanare “leggi” che proibiscono le relazioni omosessuali o stabiliscono il “ruolo dominante” della chiesa ortodossa nella regione. La retorica dei loro capi è esattamente quella che definiamo “rosso-brunismo”: una miscela paradossale di conservatorismo di destra e d’imperialismo sovietico. Siamo a conoscenza di casi di pulizia etnica avvenuti sotto il loro governo: perlomeno nei confronti delle popolazioni romanì ed ebraica. Non è sorprendente che i fascisti europei si aggreghino.
Per cui crediamo che questa “lotta antifascista” sia una semplice etichetta che non ha nulla a che vedere con la realtà dei fatti. E la realtà è che queste “repubbliche” sono un tentativo da parte degli imperialisti russi di sostenere i gruppi nazionalisti filorussi nella regione e fornirli di armi, equipaggiamenti e recentemente anche di forze armate, per creare una catastrofe. Forse lo scopo finale è quello di usare la situazione come strumento per fermare l’unione dell’Ucraina alla Nato e, come dichiarato prima, distrarre l’attenzione della popolazione russa verso un nemico esterno. È ironico che al contempo la legge russa consideri un grave reato qualunque appello al separatismo e che si possa venire rinchiusi in carcere con pene severe per aver richiesto un referendum come quello condotto in Crimea nel marzo del 2014.
È difficile parlare della resistenza anticapitalista o di sinistra nel Donbass odierno. La regione si trova nelle mani di decine, centinaia di gruppi paramilitari, legati tra loro in maniera del tutto tenue da “ministri” e “governatori” autoproclamati. È possibilissimo che alcuni capi locali facciano propri punti di vista politici di sinistra. In ogni caso non arrivano segnali da loro, nessuna chiara dichiarazione politica. In aggiunta, è ovvio che la regione si trova sotto una pesante influenza russa (basti dire che la maggioranza dei capi militari sono russi), e naturalmente a Putin non interessa una vera resistenza anticapitalista. I nazionalisti, i monarchici e i fanatici ortodossi gli vanno molto più a genio.
Capiamo che la propaganda di Putin funziona benissimo per chi vive nelle zone occidentali, stanchi dei loro leader, con Putin a fare la parte del “teppista”che li minaccia e li spaventa. Questa propaganda ha già spinto alcuni combattenti internazionalisti verso la repubblica del Donbass. Ad ogni modo, noi che viviamo sotto il regime di Putin vogliamo avvertirvi di non pensarlo come una specie di Che Guevara: non lo è. L’odierna élite russa è una compagnia piuttosto banale di ricchi capitalisti, in larga parte gravitanti intorno a vecchie amicizie di Putin o in qualche maniera collegate ai servizi russi (l’FSB). Sarebbe assurdo pensare che possano essere progressisti in un qualsiasi ambito. Desiderano semplicemente restare al potere quanto più a lungo possibile, poiché nel caso in cui lo perdano verrebbero immediatamente processati (la corruzione tra le autorità è immensa, da queste parti), e ce l’hanno ben chiaro. Tutto qui.
Questo detto è importante porre l’accento sul fatto che gli antifascisti russi (anche quelli che sono stati considerati di sinistra o antiautoritari) non possiedono un punto di vista unitario sul conflitto in Ucraina. Alcuni credono che anche queste repubbliche Novorossiya di destra siano meglio dei “fascisti ucraini”. Diversi gruppi antifa si sono dichiarati “patrioti russi” e, secondo noi, fanno parte di una sorta di “fascisti di sinistra”. Siamo a conoscenza di almeno un caso di un militante antifa rimasto ucciso in combattimento a favore della Novorossiya. Al contempo, diversi antifascisti anarchici ucraini hanno preso le armi contro la Novorossiya, all’interno di squadre di volontari ucraini. Purtroppo, pare proprio che tutta l’idea di “antifascismo” risulti così consunta per l’uso propagandistico che se ne è fatto (da entrambe le parti in lotta) da renderne impossibile l’applicazione seria a qualcosa o a qualcuno.

Autonomous Action – Mosca.

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[Roma] Quer giovedì godereccio…

 

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TORRE MAURA OCCUPATA 30 OTTOBRE 2014

QUEL GIOVEDI” GODERECCIO… PE”VEDESSE con UNFILM

Cena vegan all”Hostaria de Porta e Pja Senza oste né clienti, porta quello che vuoi far assaggiare Né soldi né sfruttamento animale Gran bazar der raccatto

Ore 22 circa proiezione: DJANGO UNCHAINED di Quentin Tarantino Impedendo l”altrui liberta” si nega anche la propria

Proponi il titolo che vuoi proiettare per la prossima rassegna da sorteggiare …..PERCHE” IL GODIMENTO DIPENDE ANCHE DA TE!

 

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Repressione – L’Italia incrimina Silvia Costa e Billy una seconda volta per i fatti svizzeri

Riceviamo e diffondiamo:

L’Italia incrimina Silvia Costa Billy una seconda volta per i fatti svizzeri

In un precedente comunicato di aggiornamento avevamo scritto della definitiva chiusura del nostro caso in Svizzera dove la rincorsa ai ricorsi sulle macchinazioni da parte dei vari apparati di sicurezza statali italiani e confederati elvetici non avevano portato a nulla, se non che in tema di repressione la collaborazione poliziesca  è sempre forte, soprattutto se i soggetti di interesse sono degli oppositori alla loro democrazia di oppressione.
Fin dal momento del nostro arresto in Svizzera con l’accusa di voler attaccare con esplosivo il nuovo centro di ricerche, allora in costruzione, di IBM e del  Politecnico di Zurigo fiore all’occhiello per la ricerca nanotecnologica a livello mondiale, l’Italia ha fatto partire un’inchiesta  in stretta collaborazione con la polizia elvetica volta a dimostrare l’esistenza di un’organizzazione sovversiva  con finalità di terrorismo sul suolo italiano e ramificata anche in Svizzera.
Di fatto, con copione già noto, questo ha portato negli anni della nostra carcerazione ad una intensa attività spionistica in primis contro la rete di solidali che nel mentre si era creata e poi verso gli ambienti ecologisti radicali più attivi nelle varie battaglie fuori per seguire il nostro caso e per far uscire questioni come quella delle nanotecnologie che si sarebbero volute silenziate o ridotte ad un’unica voce, meglio se quella dei suoi promotori.
La Procura di Torino non contenta a quanto pare dell’esito svizzero che ci ha visto condannati per il fatto specifico e assolti per l’importazione di materiale esplodente e non contenta di non aver trovato alcuna organizzazione in Italia e neanche altrove, ha recentemente chiuso l’indagine tutta concentrata al 270 bis (associazione sovversiva con finalità di terrorismo) e ha chiesto invece il rinvio a giudizio per tutti e tre con le seguenti accuse:  “art.110, 280 c.p. … perchè in concorso tra loro, a nome dell’ELF-Earth Liberation Front, movimento ispirato all’ecologismo radicale, per finalità di terrorismo, compivano atti diretti a danneggiare cose mobili o immobili altrui, mediante l’uso di dispositivi esplosivi o comunque micidiali”, art.110, 81,61 c.p. … perché in concorso tra loro, con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso… illegalmente detenevano e portavano in luogo pubblico, trasferendo dalla Valchiusella a Bergamo e quindi in Svizzera il seguente materiale esplosivo atto all’impiego… art.110, 648 c.p. … perché in concorso tra loro… conoscendone la provenienza delittuosa, ricevevano da soggetti rimasti ignoti il materiale per ordigni esplosivi… prevento di sottrazione illecita ai danni di una delle imprese rimasta non identificata che, autorizzata all’utilizzo di esplosivi.”  Tutte le accuse contengono l’aggravante della finalità di terrorismo.
Come parte civile offesa avremo pensato di trovarci di fronte i tecno-nazi di IBM e invece la Svizzera si presenta con la sua eccellenza nella ricerca: l’Istituto Politecnico di Zurigo da sempre impegnato in ricerche nocive di cui le nanotecnologie sono solo la punta dell’iceberg.

In attesa che venga fissata a breve l’udienza preliminare che ci vede passare dalla posizione di indagati  a quella di imputati ribadiamo la necessità di mobilitarci e costruire un’opposizione a queste frontiere delle tecno scienze che usano il mondo come l’allargamento del loro laboratorio.

In vista del processo ci troviamo a sostenere numerose spese legali, chiediamo a tutte e  tutti supporto con iniziative benefit e donazioni al conto corrente postale intestato a Marta Cattaneo codice Iban:IT11A0760111100001022596116, specificare la causale: solidarietà a Silvia Billy Costa

Per contatti: info@resistenzealnanomondo.org
www.resistenzealnanomondo.org, www.silviabillycostaliberi.noblogs.org

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Rovereto – Compagno sotto processo per articolo su Invece

Riceviamo e diffondiamo:

Oggi, 16 ottobre 2014, a Rovereto, si è svolto il processo di primo grado ad un compagno, autore di un articolo apparso nel maggio del 2012 sul n.15 del giornale anarchico “Invece”. L’articolo riguarda un libro scritto da Pierpaolo Sinconi, capitano dei carabinieri. Egli ha partecipato alle missioni di guerra in Bosnia Erzegovina, Kosovo ed Iraq. Ha insegnato presso centri di formazione per il peacekeeping in Africa, America, Asia ed Europa. Fa parte del gruppo di esperti in peacekeeping e peacebuilding dei paesi del “G8”. E dal 2006 insegna Diritto Internazionale e Diritto Internazionale Umanitario presso il Centro di Eccellenza per le Stability Police Units di Vicenza.
Il reato contestato è “istigazione alla violenza”.
Nonostante l’articolo fosse firmato, i Ros di Roma e Trento hanno svolto indagini per individuare chi fosse l’autore, da lì le perquisizioni nel settembre 2013.
Al processo l’accusa ha portato come testimoni il capo dell’Anticrimine dei Ros di Trento, un ufficiale dei Ros di Roma e il capitano Sinconi.
Le loro argomentazioni riguardo l’istigazione erano fondate sulla ideologia del compagno autore dello scritto, sul ruolo del giornale “Invece” a livello nazionale ed internazionale, sulla storia degli anarchici in Trentino, le loro pratiche e i vari lavori di documentazione fatti per portare avanti le lotte.
In particolare l’accusa ha insistito molto sul lavoro su Finmeccanica fatto dai compagni,  “Una piovra artificiale. Finmeccanica a Rovereto”. Questo opuscolo è stato messo in relazione al ferimento dell’AD Roberto Adinolfi avvenuto a Genova nel 2012, insistendo sulla consequenzialità tra il pensiero e l’azione degli anarchici.
Il PM De Angelis ha chiesto 2 anni e 8 mesi. Il giudice ha condannato il compagno a 1 anno 3 mesi.
Ci saranno aggiornamenti quando verrà fissata la data del processo d’appello

Anarchiche ed anarchici di Rovereto e Trento


Segue la dichiarazione in aula del compagno sotto processo:

NESSUNA PACE PER CHI VIVE DI GUERRA

La guerra! Ti rendi conto di ciò che significa? Conosci parole più terribili di questa? Non ti porta alla mente immagini di massacri e carneficine, di assassinio, di saccheggio e di distruzione? Non ti sembra di udire le scoppio del cannone, le grida lamentose dei morenti e dei feriti? Non ti par di vedere il campo di battaglia punteggiato di cadaveri?
1929
Alexander Berkman

Fin da quando ero bambino ho vissuto con la guerra negli occhi, i carri armati sul confine vicino a casa mia a causa della guerra in Jugoslavia nel 1991, gli aerei che partivano da Aviano per andare in Afghanistan passando sopra la mia testa, la mia famiglia che negli anni ’50 dovette andarsene dall’Istria per una guerra voluta dai fascisti e da chi voleva nuovi confini e nuovo Potere.
Crescere vedendo ogni sera in televisione gli orrori perpetrati da uomini e donne che si prestano ad uccidere per conto di altri uomini e donne che non hanno scrupoli a commettere i peggiori delitti per i loro interessi.
Leggere a quattordici anni i testi di Giulio Bedeschi, Mario Rigoni Stern, Primo Levi, parole che avevano cominciato a incrinare la mia visione del mondo. Quando scoppiò la guerra in Afghanistan nel 2001 mi sentii impotente, capii che era necessario fare una svolta per fermare tutta quella violenza.
Alla fine è stata l’idea anarchica a farmi capire che si può fare sempre qualcosa contro la guerra e contro tutte le ingiustizie di questo mondo, e che per fermarle non bastano le buone intenzioni ma servono anche azioni concrete, perché chi vuole la guerra difenderà sempre i suoi interessi con la violenza, la propaganda, l’offuscamento del pensiero libero e “della parola”.
Il 28 ottobre del 2010 fui arrestato a Trento durante un’azione che voleva segnalare la responsabilità di quei carabinieri che erano stati invitati dal prof. Toniatti, insegnante di Giurisprudenza di Trento, e dall’ELSA, a parlare delle cosiddette “Missioni di Pace”. È da tempo che lo Stato italiano definisce le sue missioni di guerra con la parola pace. Ci dicono che ci stanno proteggendo per il nostro bene, quando io vedo milioni di persone in fuga dalle loro bombe e da quegli uomini mercenari finanziati e armati per gli interessi dell’industria bellica e per i loro interessi geopolitici.
Il Capitano dei carabinieri Pierpaolo Sinconi quel giorno mi arrestò incredulo che qualcuno avesse toccato il suo vestito e che io, anche dopo essere stato ammanettato e malmenato, davanti a tutti gli urlassi “assassini”. Così ho deciso di scoprire che mestiere facesse veramente. Lui non è un semplice carabiniere perché non lavora in una caserma qualunque, lavora alla caserma Chinotto di Vicenza nel centro del COESPU. In questo centro vengono insegnate tecniche contro-insurrezionali alle polizie dei paesi in cui la guerra viene perpetrata dagli Stati occidentali. Questo centro, come altri, è stato creato perché lo Stato, qualunque Stato, ha paura che la gente stanca della guerra, delle menzogne e dello sfruttamento si ribelli, e peggio ancora che prenda coscienza del fatto che senza Stato si può vivere liberi.
Il signor Sinconi è responsabile del perpetuarsi della guerra nel mondo; nell’articolo uscito sul giornale anarchico “Invece” nel maggio 2012 ho ribadito questa sua responsabilità, che avrà per sempre, che è lui che bombarda e massacra anche se indirettamente, è lui che tramite i tribunali internazionali dell’ONU trova la giustificazione giuridica alla violenza degli Stati.
Io penso che la lotta fatta da chi vuole liberarsi da tutti i mali del mondo è unicamente una legittima difesa anche se d’attacco, perché di fronte alla guerra, massimo grado di violenza dello Stato dell’industria bellica e di tutti quelli che ci collaborano, non si può restare più indifferenti.
Anche la Provincia di Trento e la sua università, hanno delle gravi responsabilità sulla continuazione della guerra oggi, soprattutto grazie alla collaborazione con lo stato d’Israele massacratore del popolo palestinese.
Queste sono le stesse istituzioni che volevano la base militare a Mattarello contro cui noi anarchici abbiamo lottato, perché siamo contro la guerra e tutto ciò che la fomenta, idee queste che ci sono valse l’accusa di “terrorismo” dalla Procura di Trento tramite l’operazione “Ixodidae”.
Sempre queste istituzioni vogliono il TAV anche in Trentino, che distruggerebbe così la terra, nonostante sappiano che in Val di Susa c’è una ampia parte della popolazione che sta già lottando contro di esso, in uno stato di militarizzazione dei luoghi in cui vivono.
Ribadisco che i terroristi sono gli industriali bellici, quelli che utilizzano le proprie mani ed ingegno nella costruzione degli armamenti e delle nuove tecnologie, coloro che quelle armi le utilizzeranno contro altri uomini e donne per gli interessi di Stato e delle multinazionali, quelli che la guerra la giustificano tramite la filosofia, la religione, la giurisprudenza.
Voglio portare qui la mia vicinanza a quei ragazzi e ragazze israeliani che quest’estate hanno rifiutato di combattere contro il popolo Palestinese, a quelle donne che in Ucraina hanno bloccato le strade per il fronte e hanno bruciato gli uffici dove c’erano le liste di arruolamento dei loro figli, padri e compagni con lo slogan “Né con la Russia né con l’Ucraina, per la Rivoluzione Sociale”, ad Ilya Romanov, anarchico rinchiuso in prigione in Russia per aver cercato di distruggere un ufficio di reclutamento nella città russa di Nižnij Novgorod rimanendone ferito.

Abbasso la guerra!
Viva la lotta per la libertà!

16/10/2014
Rovereto
Luca Dolce detto Stecco

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